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Accordo Recovery Fund

Accordo Recovery Fund: cos’è, fondi stanziati e cosa prevede

L’Unione Europea ha approvato il Recovery Fund, comprendendo la necessità di supportare i paesi membri in difficoltà a seguito della crisi causata dal Coronavirus. Vediamo insieme cos’è Il Recovery Fund, quali sono i fondi stanziati e cosa prevede il piano di aiuti.

Cos’è il Recovery Fund

Il Recovery Fund è il fondo europeo per la ripresa, uno strumento che ha l’obiettivo di sostenere e supportare i paesi che fanno parte dell’UE attraverso l’erogazione di sussidi e di prestiti. È un fondo da cui i paesi membri in grave difficoltà a causa della pandemia potranno ottenere del denaro per rilanciare l’economia.

Recovery Fund: fondi stanziati

Il piano prevede l’erogazione di 760 miliardi, di cui 390 in sussidi e 360 in prestiti destinati ai Paesi membri dell’Unione Europea più colpiti dalla crisi finanziaria dovuta alla pandemia.

All’Italia sono destinati 208,8 miliardi. Prima dell’erogazione degli aiuti il nostro paese deve presentare un piano di riforme da attuare proprio grazie ai fondi europei. Questo piano dovrà essere approvato dalla Commissione Europea e dal Consiglio. Il Recovery Fund prevede l’erogazione del 70% dei fondi nel 2021 e 2022, il restante 30% nel 2023. Il rimborso dei prestiti invece inizierà a partire dal 2027.

I 209 miliardi spettanti all’Italia sono suddivisi così:

  • 81,4 miliardi in sussidi a fondo perduto;
  • 127,4 miliardi in prestiti a tassi e condizioni agevolate.

Piano delle riforme e Recovery Fund

Il piano delle riforme dovrà essere presentato in autunno e valutato dalla Commissione entro due mesi. Verificherà che le riforme siano mirate a:

  • La crescita economica;
  • I posti di lavoro;
  • La green deal;
  • La digitalizzazione;
  • Le pensioni;
  • La giustizia;
  • L’istruzione;
  • La sanità;
  • La pubblica amministrazione.

Circa il 30% delle risorse sarà destinata alla difesa del clima.

Super freno di emergenza

Come dicevamo prima, la Commissione dovrà valutare e approvare il piano di crescita. Se qualche Paese dovesse andare fuori target, gli altri membri potranno discuterne in Consiglio, fino ad arrivare al blocco dei fondi. In ogni caso, la decisione definitiva spetterà alla Commissione e non ai governi.

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